La storia di Bukhara attraversa oltre duemila anni e riflette le grandi trasformazioni politiche, culturali e religiose dell’Asia centrale. Grazie alla sua posizione lungo la Via della Seta, la città divenne un importante centro di commerci e di studi, conteso nel corso dei secoli da imperi, dinastie e popolazioni differenti.

Dopo il periodo di splendore sotto i Samanidi e le successive dominazioni mongole e timuridi, Bukhara divenne capitale prima di un potente khanato e poi, dal XVIII secolo, dell’Emirato di Bukhara. Governato dalla dinastia Manghit, l’emirato mantenne a lungo le proprie istituzioni e tradizioni, pur subendo una crescente pressione da parte dell’Impero russo.

La rivalità tra Russia e Gran Bretagna per il controllo dell’Asia centrale, conosciuta come Grande Gioco, coinvolse direttamente anche Bukhara. A questo periodo appartengono le vicende dell’emiro Nasrullah Khan, degli ufficiali britannici Charles Stoddart e Arthur Conolly e dell’ultimo sovrano, Mohammed Alim Khan. Questa pagina ripercorre la storia dell’Emirato di Bukhara, presenta i suoi principali emiri e racconta gli avvenimenti che portarono alla fine della monarchia e alla conquista bolscevica del 1920.

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La storia di Bukhara

L’Emirato di Bukhara nacque ufficialmente nel 1785 come successore del precedente Khanato di Bukhara. Fu governato dalla dinastia Manghit e rappresentò uno dei principali Stati islamici dell’Asia centrale fino agli inizi del XX secolo.

Il territorio dell’emirato si estendeva oltre i confini dell’attuale Uzbekistan e comprendeva anche aree oggi appartenenti al Tagikistan e al Turkmenistan. Confinava a sud con l’Afghanistan e la Persia, a est con il Khanato di Kokand e a ovest con il Khanato di Khiva.

Durante il XIX secolo Bukhara fu coinvolta nella crescente espansione dell’Impero russo in Asia centrale. Nel 1868 l’emirato venne sconfitto dalle forze russe e perse importanti territori, tra cui Samarcanda. Pur conservando formalmente il proprio emiro e una certa autonomia interna, divenne di fatto un protettorato dell’Impero russo.

La presenza russa modificò profondamente gli equilibri politici ed economici della regione, ma gli emiri continuarono a governare Bukhara come monarchi assoluti. All’interno dell’emirato si svilupparono intanto movimenti riformisti, tra cui quello dei Giovani Bukhariani, favorevoli alla modernizzazione dello Stato e alla riduzione del potere della corte.

Nel 1920 l’Armata Rossa, sostenuta dai riformisti locali, attaccò Bukhara. Dopo alcuni giorni di combattimenti e bombardamenti, l’ultimo emiro, Mohammed Alim Khan, abbandonò la città e fuggì prima nelle regioni orientali dell’emirato e successivamente in Afghanistan.

L’Emirato di Bukhara venne quindi abolito e sostituito dalla Repubblica Sovietica Popolare di Bukhara, proclamata nell’ottobre del 1920. Nel 1924 il suo territorio fu infine suddiviso tra le nuove repubbliche sovietiche dell’Asia centrale.

Gli emiri di Bukhara

Tra il 1785 e il 1920 l’Emirato di Bukhara fu governato da otto sovrani appartenenti alla dinastia Manghit:

  • 1785–1800: Shah Murad
  • 1800–1826: Haydar Tora
  • 1826: Hussein bin Haydar
  • 1826–1827: Umar bin Haydar
  • 1827–1860: Nasrullah Khan
  • 1860–1885: Muzaffar ad-Din
  • 1885–1910: Abd al-Ahad Khan
  • 1911–1920: Mohammed Alim Khan

I regni più importanti per comprendere la storia dell’emirato furono quelli di Nasrullah Khan, protagonista delle vicende legate al Grande Gioco, di Muzaffar ad-Din, sotto il quale Bukhara perse la propria indipendenza effettiva, e di Mohammed Alim Khan, ultimo emiro prima della conquista bolscevica.

Nasrullah Khan e il Grande Gioco

Nasrullah Khan fu emiro di Bukhara dal 1827 al 1860 e uno dei sovrani più conosciuti della dinastia Manghit. Salì al potere dopo una violenta lotta per la successione e governò l’emirato in maniera autoritaria, cercando di rafforzare il controllo della corte sulle tribù, sull’esercito e sulle diverse province.

Durante il suo regno Bukhara si trovò progressivamente coinvolta nella rivalità tra l’Impero russo e quello britannico per l’influenza politica e commerciale sull’Asia centrale. Questa competizione, passata alla storia con il nome di Grande Gioco, aveva come principale posta in palio il controllo delle regioni comprese tra i territori russi e l’India britannica.

La Russia avanzava da nord verso i khanati centroasiatici, mentre la Gran Bretagna temeva che tale espansione potesse minacciare i propri possedimenti indiani. Bukhara, Khiva e Kokand assunsero così una crescente importanza strategica, diventando destinazione di diplomatici, esploratori, militari e agenti inviati dalle due potenze.

Nell’emirato era inoltre ancora diffusa la schiavitù e tra i prigionieri si trovavano anche sudditi russi catturati o venduti nei mercati dell’Asia centrale. La loro presenza alimentava le tensioni con l’Impero russo, che poteva utilizzare la questione come giustificazione per una futura azione militare.

Charles Stoddart a Bukhara

Nel 1838 il tenente colonnello britannico Charles Stoddart giunse a Bukhara con una missione diplomatica. Doveva cercare di migliorare i rapporti con l’emiro, rassicurarlo sulle intenzioni britanniche nella regione e favorire la liberazione degli schiavi russi detenuti nell’emirato.

La missione ebbe però un esito disastroso. Secondo il racconto tradizionale, Stoddart si presentò al sovrano senza rispettare completamente il cerimoniale previsto dalla corte: non portò doni adeguati e salutò l’emiro restando a cavallo. Nasrullah interpretò il suo comportamento come una grave mancanza di rispetto e ne ordinò l’arresto.

Stoddart fu rinchiuso nello Zindan di Bukhara, la prigione situata nei pressi della Cittadella Ark. Le fonti descrivono condizioni di detenzione estremamente dure e riferiscono che l’ufficiale trascorse parte della prigionia in una cella sotterranea infestata da insetti e parassiti.

La tradizione identifica questa cella con il cosiddetto “pozzo degli insetti”, una profonda fossa accessibile soltanto dall’alto mediante una corda. Non tutti i particolari della vicenda sono però documentati con certezza e alcuni resoconti successivi potrebbero avere accentuato le condizioni della sua prigionia.

Durante la detenzione Stoddart fu più volte minacciato di morte. Alcuni racconti sostengono che, per salvarsi, avesse accettato formalmente la conversione all’Islam; altre testimonianze indicano invece che avesse semplicemente promesso di servire l’emiro. Per un certo periodo le sue condizioni migliorarono, ma non gli fu consentito di lasciare Bukhara.

L’arrivo di Arthur Conolly

Nel novembre del 1841 arrivò a Bukhara il capitano britannico Arthur Conolly, ufficiale ed esploratore al quale viene attribuita l’espressione “Grande Gioco”. Conolly aveva viaggiato attraverso l’Asia centrale con l’obiettivo di favorire un’intesa tra i khanati della regione e tentare di contrastare l’espansione russa.

Uno degli scopi della sua visita era ottenere la liberazione di Stoddart. In un primo momento Nasrullah Khan lo accolse cordialmente e concesse ai due ufficiali condizioni meno severe, permettendo loro di risiedere insieme in una casa privata.

La situazione cambiò rapidamente. Conolly non disponeva di una lettera ufficiale della regina Vittoria e non poteva promettere all’emiro un concreto sostegno militare britannico. Nel frattempo giunsero a Bukhara le notizie della rivolta afghana e della disastrosa ritirata dell’esercito britannico da Kabul.

La sconfitta britannica convinse probabilmente Nasrullah che la Gran Bretagna non fosse in grado di intervenire direttamente in loro difesa. Conolly venne quindi arrestato e rinchiuso insieme a Stoddart.

La condanna a morte di Stoddart e Conolly

Nel giugno del 1842 Charles Stoddart e Arthur Conolly furono condannati a morte, probabilmente con l’accusa di spionaggio. Secondo le ricostruzioni più diffuse, vennero condotti in una piazza davanti alla Cittadella Ark e costretti a scavare la propria fossa.

Stoddart fu decapitato per primo, seguito poco dopo da Conolly. Intorno ai loro ultimi istanti nacquero diversi racconti, alcuni dei quali riferiscono che Conolly avesse rifiutato la proposta di salvarsi attraverso la conversione all’Islam. Questi particolari derivano tuttavia da testimonianze indirette e non possono essere ricostruiti con assoluta certezza.

La morte dei due ufficiali divenne uno degli episodi più celebri e drammatici del Grande Gioco. Nel 1843 il missionario britannico Joseph Wolff raggiunse Bukhara per accertare la loro sorte. Scoprì che erano già stati giustiziati e riuscì egli stesso a lasciare l’emirato dopo una missione particolarmente rischiosa.

Nasrullah Khan continuò a governare fino alla sua morte, avvenuta nel 1860. Fu durante il regno del suo successore, Muzaffar ad-Din, che l’avanzata dell’Impero russo privò progressivamente Bukhara della propria indipendenza. Dopo la conquista russa di Samarcanda nel 1868, l’emirato divenne di fatto un protettorato della Russia.

Mohammed Alim Khan, l’ultimo emiro di Bukhara

Mohammed Alim Khan, nato nel 1880, fu l’ultimo emiro di Bukhara e l’ultimo sovrano della dinastia Manghit. Salì al trono nel 1911, dopo la morte del padre Abd al-Ahad Khan, e governò fino alla conquista bolscevica del 1920.

In quel periodo l’emirato conservava formalmente una propria amministrazione e l’emiro continuava a esercitare un potere quasi assoluto negli affari interni. Bukhara era però ormai sottoposta all’influenza dell’Impero russo, che ne controllava la politica estera e aveva acquisito una posizione dominante nella sua economia.

Da giovane Alim Khan trascorse alcuni anni a San Pietroburgo, dove studiò amministrazione e scienze militari. Tornato nell’emirato, ricoprì diversi incarichi di governo e maturò una conoscenza diretta sia delle istituzioni tradizionali di Bukhara sia dell’organizzazione dello Stato russo.

All’inizio del proprio regno promise di combattere la corruzione, limitare gli abusi dei funzionari e migliorare l’amministrazione. I tentativi di riforma incontrarono tuttavia la resistenza degli ambienti più conservatori della corte e del clero, mentre l’emiro assunse progressivamente posizioni meno favorevoli al cambiamento.

I Giovani Bukhariani e le richieste di riforma

Nei primi anni del XX secolo si affermò nell’emirato il movimento dei Giovani Bukhariani, formato da intellettuali, commercianti e riformatori che chiedevano la modernizzazione dell’istruzione, dell’amministrazione e dell’economia.

Il movimento era vicino al jadidismo, una corrente culturale diffusa tra i musulmani dell’Impero russo che promuoveva nuove scuole, un insegnamento più moderno e una maggiore apertura verso le scienze e la cultura contemporanea.

Dopo la Rivoluzione russa del 1917, i riformatori intensificarono le pressioni su Alim Khan affinché introducesse una monarchia più moderna e limitasse il potere assoluto della corte. L’emiro annunciò inizialmente alcune concessioni, ma lo scontro tra tradizionalisti e riformisti divenne presto insanabile.

Le manifestazioni vennero represse e molti esponenti dei Giovani Bukhariani furono costretti a lasciare l’emirato. Alcuni di loro si avvicinarono successivamente ai bolscevichi, vedendo nell’intervento sovietico la possibilità di abbattere il vecchio sistema politico.

La fine dell’Emirato di Bukhara

Nel settembre del 1920 l’Armata Rossa, guidata da Michail Frunze e sostenuta dai Giovani Bukhariani, attaccò Bukhara. La città subì diversi giorni di combattimenti e bombardamenti, che provocarono gravi danni anche alla Cittadella Ark.

Di fronte all’avanzata delle forze bolsceviche, Mohammed Alim Khan abbandonò Bukhara e si rifugiò inizialmente nelle regioni orientali dell’emirato. Continuò per un certo periodo a opporsi al nuovo potere sovietico, prima di attraversare il confine e stabilirsi definitivamente in Afghanistan.

Nell’ottobre del 1920 venne proclamata la Repubblica Sovietica Popolare di Bukhara, ponendo fine a oltre un secolo di governo della dinastia Manghit.

Alim Khan visse gli ultimi anni in esilio a Kabul, dove scrisse anche un’opera dedicata alla storia e alla caduta dell’emirato. Morì nella capitale afghana nel 1944 senza aver mai potuto fare ritorno a Bukhara.

Visitare Bukhara oggi

La storia dell’emirato è ancora visibile nei palazzi, nelle moschee, nelle madrase e nelle antiche fortificazioni della città. La Cittadella Ark, il complesso Poi-Kalyan e la Moschea Bolo-Hauz permettono di ritrovare molti dei luoghi legati agli emiri e agli avvenimenti raccontati in questa pagina.

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