Deserto del Gobi. Vi portiamo in Mongolia a scoprire un deserto pieno di meraviglie naturali, sede di ritrovamento degli scheletri di dinosauro. Dove si trova il Deserto del Gobi e i misteri dei dinosauri. Scopri uno delle principali attrazioni di un Viaggio in Mongolia.

Deserto del Gobi

Dalla capitale della Mongolia Ulaanbaatar, partiamo in direzione sud alla scoperta del deserto del Gobi, uno dei luoghi più strabilianti di tutto il paese, meta obbligata per appassionati di deserti e archeologia fossile. Prima di uscire dalla città si possono visitare il Palazzo di Bogd Khan e il Monastero Gandan, due splendidi esempi di architettura mongola presenti in città.

Temperature Gobi, clima

Il deserto del Gobi è meta quasi obbligata dei tour di chi vuole visitare la Mongolia, il Gobi, che letteralmente in lingua mongola significa deserto, si estende per un terzo della superficie del paese e, per una parte, nei territori della Cina del Nord.

Il Gobi, contrariamente al concetto di deserto, è formato principalmente da terreni aridi e sassosi ricoperti da arbusti e le dune di sabbia rappresentano solamente il 3% della sua superficie. Le temperature nel Gobi area superano i 40 °C in estate e raggiungono i -40 °C in inverno, mentre in primavera le tempeste di sabbia la fanno da padrone. La pioggia, molto rara in queste zone, cade ogni due o tre anni.

Tsagaan Suvarga

Tsagaan Suvarga, uno dei posti più pittoreschi del deserto dei Gobi. Il suo nome significa Stupa Bianca, ed è caratterizzata da delle formazioni calcaree, alte anche 30 metri, con delle striature multicolore tendenti al rosso, e che deve la forma stranissima ad un’opera di erosione dell’acqua e del vento. Nel pressi, a soli 30 km si trovano anche delle pitture rupestri risalenti dell’Età del Bronzo.

Canyon Yolyn Am

Con una piacevole passeggiata visitiamo il canyon Yolyn Am (Bocca dell’Avvoltoio), per vedere un paesaggio spettacolare ed insolito nel bel mezzo del deserto del Gobi. Si cammina tra alte pareti scoscese di una vallata con del ghiaccio dello spessore di alcuni metri per quasi tutto l’anno.

Dune di Khongor

Le Dune di Khongor (Khongoryn Els), sono situate nel deserto del Gobi e conosciute anche come “Le dune cantanti” per il magico suono che il vento produce accarezzandole, occupano un’area di circa 150 chilometri di lunghezza per una decina di chilometri di larghezza, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Sono più alte e più spettacolari della Mongolia e tra le mete più visitate del paese per la spettacolarità del contesto ambientale.

Bayanzag Flaming Cliffs

A Bayanzag Flaming Cliffs (Vette infuocate) delle rocce dalle incredibili forme che al tramonto assumono colori fiabeschi. Qui nel 1924 una spedizione americana ha fatto delle sensazionali scoperte paleontologiche, trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova, ossa e scheletri interi di dinosauri di tante altre specie sconosciute fino ad allora. Oggi è una fantastica giornata per andare alla scoperta della terra dove vivevano questi giganti primi padroni della Terra.

I dinosauri del deserto del Gobi

I resti dei dinosauri, un museo a cielo aperto. La leggenda vuole che il Gobi sia stato creato dal passaggio degli eserciti di Gengis Khan, ma in realtà i numerosi fossili che lo costituiscono, testimoniano la presenza nella preistoria di un vasto mare. Negli anni ’20 l’avventuriero americano Roy Chapman Andrews e la sua squadra riportò alla luce oltre 100 dinosauri, tra cui il Protoceratops andrewsi, il Tirannosauro Rex e numerosi Velociraptor. In seguito altre numerose spedizioni ritrovarono altri fossili di dinosauro.

Si ritiene che questi mastodontici animali, dominatori incontrastati dell’era Cretacea (70 milioni di anni fa), venissero sorpresi durante le loro azioni di vita quotidiana da tempeste di sabbia o da crolli di dune, oppure che una volta morti, venissero rapidamente coperti da uno strato di sabbia e roccia che li fossilizzava, ciò ha permesso il loro ritrovamento in buono stato di conservazione nei giorni nostri.

Gli sciamani, mitizzando i resti degli antichi scheletri che riaffioravano dal deserto, fecero uso delle ossa di dinosauro durante i loro cerimoniali religiosi per creare le pozioni, in quanto credevano che fossero apportatrici di forza. Tutt’ora il deserto del Gobi è meta di spedizioni di archeologi alla ricerca di tracce del nostro passato; ma è anche possibile ammirare i resti dei dinosauri del Gobi al museo di storia naturale di Ulaanbaatar.

Dinosauri, la mostra in Italia

La mostra Dinosauri fossili del Gobi, si è tenuta in Italia dal 7 dicembre al 13 aprile 2003 presso la Fondazione Metropolitan sita nella ex chiesa di San Paolo Converso in Corso Italia angolo S. Eufemia. La mostra sui Dinosauri a Milano, la più grande collezione al mondo di scheletri fossili originali provenienti dal Deserto del Gobi.

La mostra è una sorta di viaggio a ritroso nel tempo; vengono presentati 36 reperti fossili, provenienti dal Palaeontological Centre, Mongolian Academy of Science di Ulaanbaatar, Mongolia, che ci riporteranno in un’epoca primordiale, quando sul nostro pianeta vivevano i dinosauri. Questa collezione di fossili è sicuramente la raccolta più importante che sia mai stata presentata sino ad oggi, sia per il numero dei reperti che per la loro rarità. Gli scheletri esposti sono di varie specie e dimensioni.

Tra i numerosi reperti; due giganteschi Tarbosauri (oltre 10 metri di lunghezza), parenti coevi dei Tirannosauri americani; i Gallimimi; gli immensi arti superiori del Deinocheiro, dagli artigli lunghi più di 30 centimetri; l’agile scheletro dell’Oviraptor e moltissimi altri ancora. Tra gli scheletri più piccoli: un esemplare di Protoceratopo appena uscito dal nido, un Adrosauro, dinosauro dal “becco d’anatra”, lungo poco più di 30 centimetri, ed in particolare un reperto unico al mondo, l’embrione di un dinosauro carnivoro.

Completano la mostra i dinosauri animati, presentati in una scenografia appropriata e fantasticamente primordiale; il famoso Tirannosauro (T-Rex) e la Famiglia dei Triceratopi. Il risultato finale è eccezionale ed estremamente realistico, sembra di essere di fronte a veri dinosauri, in grado di suscitare la meraviglia e la fantasia di ogni visitatore, sia grande che piccino. La mostra è inoltre corredata da didascalie esplicative e fotografie che facilitano ed arricchiscono il percorso espositivo. Il pubblico potrà addentrarsi nella mostra con lo spirito e la curiosità dell’esploratore, alla ricerca di un mondo perduto, che ancora ci affascina.

Monastero Ongi Khiid

Risalendo verso nord raggiungiamo le rovine del Monastero Ongi Khiid, in passato era uno dei sette più grandi templi della Mongolia. Ci sono rovine di due grossi monasteri costruiti nel 1780. Durante la rivoluzione del 1921, questi monasteri vennero completamente distrutti e i lama vennero uccisi dalle milizie comuniste.

 

 

Deserto del Gobi, Messner la traversata

NEWS : Messner conquista anche il Gobi a piedi per un mese nel deserto
L’alpinista compirà 60 anni il prossimo settembre. Ha percorso da solo duemila chilometri in un mese

Il racconto dei momenti peggiori:
“Solo 25 litri d’acqua per dieci giorni. Senza i nomadi non sarei sopravvissuto”
di CRISTINA NADOTTI

BOLZANO – Da solo, a 60 anni, ha attraversato a piedi il deserto del Gobi. Reinhold Messner non è nuovo a imprese eccezionali, e con quest’ultima è riuscito ancora una volta a confermarsi re delle sfide “no limits”. L’alpinista sudtirolese ha impiegato un mese per percorrere duemila chilometri dall’estremità orientale del deserto del Gobi fino a Dyenek, sul margine occidentale.

Reinhold Messner durante il cammino ha portato con sé un’attrezzatura di circa 40 chilogrammi di peso totale, 25 dei quali per la riserva di acqua. Non sono mancati i momenti difficili, quando l’ex europarlamentare del gruppo dei Verdi si è trovato con poca acqua e nessun centro abitato in vista. “La scorta si stava esaurendo – racconta Messner – per 300 chilometri non ho trovato alcuna fonte, in pratica ho dovuto contare su soli 25 litri per dieci giorni. Poi ho incontrato una pattuglia dell’esercito cinese, ma devo ammettere che non sono stato subito contento di vederli, perché temevo mi arrestassero. Invece mi hanno portato al loro posto di blocco e mi hanno rifornito di acqua”.

Per riuscire nell’impresa sono state fondamentali le popolazioni del deserto. “Senza di loro non avrei potuto affrontare il viaggio – spiega l’alpinista – sono molto ospitali per tradizione e le loro “yurte”, le grandi tende bianche, sono i ripari più intelligenti della terra, costruiti in modo perfetto per isolare dalla temperatura esterna”. Il Gobi è un deserto prevalentemente roccioso, dove in inverno la temperatura arriva a 40 gradi sotto zero e in estate supera i 40 sopra lo zero. “Ho affrontato il cammino nell’unico periodo possibile, la primavera, tra maggio e giugno. In questa stagione il problema sono le tempeste di sabbia, ma non mi hanno creato troppo disagio”.

Per comunicare con la gente del posto Messner ha ammesso di aver usato “le mani e i piedi”. “Non conosco la loro lingua – dice – però sono sempre riuscito ad avere le informazioni indispensabili per andare avanti. Nonostante avessi preparato l’itinerario in precedenza, con sopralluoghi in punti diversi, senza la loro conoscenza del territorio non sarei mai riuscito nell’impresa”. Proprio per rispetto alle tradizioni locali Messner prima di partire ha tagliato la sua caratteristica barba. La gente del posto – ha spiegato – considera la barba un segno di impurità”.

L’attraversamento del Gobi a piedi si aggiunge dunque a un curriculum lunghissimo. Più volte protagonista di spedizioni sull’Everest, a partire dal 1969 Messner ha compiuto oltre cento viaggi sui massicci più importanti del mondo e nei deserti maggiori del pianeta. E’ stato il primo alpinista a scalare tutte le 14 cime oltre 8mila metri senza ossigeno. Le sue imprese sono raccontate in numerosi libri tradotti in tutto il mondo.

Anche l’impresa nel Gobi farà parte di un ciclo di documentari per la televisione tedesca, dedicati ai popoli nomadi di tutto il mondo. Per ora, però, Messner vuole dedicarsi completamente al “Museo delle nuvole”, da lui voluto nel territorio di Cibiana di Cadore. “Io sono ciò che faccio – spiega – mi piace che la gente mi giudichi dalle cose pratiche e non dalle chiacchiere. Mi identifico con le mie attività, i viaggi, i libri, i musei. E soprattutto con le mie origini, perché devo tutto alla fortuna di essere nato in questo paradiso che sono le Dolomiti”.

Articolo tratto da Repubblica.it del 9 luglio 2004