Marocco, Viaggio tra le montagne dell’Atlante

Il Marocco conosciuto per le sue rinomate città imperiali come Fes e Marrakech, nasconde meravigliosi segreti tra le montagne del Atlante. Nel nostro viaggio arriviamo a Marrakech all'aeroporto Menara (sigla aeroportuale RAK) che si trova a 3 Km dal centro città. Per il soggiorno abbiamo prenotato il Riad Amina, uno dei più raid carini nella Medina di Marrakech.

La catena montuosa del Marocco dell'Atlante parte da sud con l'Anti Atlante e si affaccia sull'oceano Atlantico e sul deserto del Sahara. Al centro troviamo l'Alto Atlante che tra le sue montagne ospita la vetta più alta del Nord Africa con il monte Toubkal 4.167 metri. Nella parte più a nord si trova il Medio Atlante, che a sua volta più a nord incontra la catena montuosa del Rif, che con una natura selvaggia che si sviluppa lungo la costa del Mediterraneo.

Da Marrakech è possibile raggiungere le pendici del Monte Toubkal in un ora di trasferimento in auto, e le zone montagnose del Marocco sono la più recente scoperta del turismo, ricche di paesaggi e animali tra i più differenti ed esotici. Nelle montagne si può fare trekking come incontrare e conoscere i berberi.

Molto più lontano, al centro di brucianti immensità, ecco l'Atlante con tutte le sue leggende. Superati i suoi contrafforti, le sue mulattiere portano alle cime più alte dell'Africa del Nord, scalano degli enormi ammassi rocciosi, si arrampicano tra foreste di lecci. Attraversano, dopo aver girovagato tra laghi ghiacciati e torrenti pietrosi, villaggi aggrappati all'alto dei loro picchi rocciosi. Sboccano infine tra gli alpeggi innevati di una stazione sciistica. Qualche volta la montagna si spacca, scavata da faglie vertiginose, e dipinge un paesaggio minerale, caotico, quasi lunare.

Da Marrakech prendiamo la strada che sale al passo Tizi n'Tichka per raggiungere la Kasbah Aït Benhaddou. Oltre l’immaginazione: uno splendido castello di sabbia adagiato come per magia in un campo di mandorli in fiore. Talmente bello coi suoi giochi di luce, da divenire lo scenario di molti film famosi come “Lawrence d’Arabia” e “Un Tè nel Deserto”. Kasbah di tale fiera bellezza da rientrare nel patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Nel Grande Sud dove la sabbia è in agguato per coprire tutto, i wadi Draa, Dadès, Ziz sono vita. Danno vita a frutteti, campi, palmeti, roseti… e lungo le loro sponde si srotola un lungo nastro fertile dove gli uomini fanno miracoli. Qui i paesaggi si susseguono senza assomigliarsi. Sabbia infuocata e vette nevose, burroni vertiginosi che si che si schiudono su campagne verdeggianti e ovunque, sbucate da un palmeto, appollaiate su di una roccia fiammeggiante, adagiate davanti ad un lago smeraldo… kasbah sontuose, fiabesche cittadelle di terra, ksour d’insolita bellezza, villaggi fortificati color sabbia. Scendere il corso dei wadi, risalire il corso del tempo seguendo la via della kasbah. Un appuntamento con una natura strabiliante.

Fondata nel XII secolo da Yacoub el Mansour, l’oasi lussureggiante di Skoura offre un’incantevole preludio alla “vallata delle mille kasbah”: el Kabbaba, Dar Aïchil, Dar Aït Sousse, la più bella di tutte, Amerhidil. Dai palmeti ai giardini, la strada si srotola fino alle rose, migliaia e migliaia di rose che profumano El Kelaa M’Gouna, il più bel roseto della valle. La valle del M'Goun è stata invasa dalle rose. La loro vasta fioritura si celebra in Maggio, a El Kelaa, in una delle feste più belle del mondo.

Scaturito dall’Alto Atlante, wadi Dadès alimenta una serie di oasi, scrigni di mille kasbah della valle. Ma a partire da Boumalne Dades, i versanti desertici della montagna rosicchiano il suo nastro di vegetazione. Ma il wadi è testardo, non molla, scava blocchi spessi di calcare. E la valle si stringe in pareti vertiginose per formare le Gole del Dadès.

Le Gole del Dadès. Un enorme blocco di calcare tagliato da un colpo di spada. In questo universo scosceso, dilaniato, le kasbah sposano il lilla, il ruggine, il rosso vivo, il porpora delle rocce. La strada si trasforma in pista, guada il Dadès, si arrampica come un merletto sospeso su di un burrone vertiginoso, penetra in un regno segreto: quello degli uccelli e dei mufloni.

Dalle gole di Dadès alle gole di Todra, la montagna sembra scolpita, lavorata attraverso i millenni dalla natura in delirio. Ma, poco dopo, ad una svolta della pista, sorge Tinghir, la più bella delle oasi. Ella sola può obbligare i venti a perdersi nel dedalo dei suoi sentieri e il sole a fondersi con l'acqua viva dei ruscelli.

Ma vi sono altre gole che valgono il viaggio: quelle di Gole del Todra. A partire da Tineghir, dopo una cinquantina di chilometri si arriva alla fine del mondo. Due scogliere a picco, con un salto di 300 metri, separate solo da uno stretto corridoio largo una ventina di metri.

Risalendo le Gole del Todra alla fine dell'incredibile a salita da Tinghir la strada arriva fino alle foci del fiume Todra attraverso splendidi canyon e i villaggi agricoli. Si giunge Agoudal, piccolo villaggio di pastori e agricoltori che si trova nel cosiddetto “Piccolo Tibet” del Marocco.

Dal villaggio berbero di Imilchil dove nei pressi si trovano anche due laghi Tislit e Islit, che una antica storia popolare vuole legati al nome di due fidanzati. Proprio a Imilchil ogni anno nel mese di settembre si svolge la “festa dei fidanzati”.

 

 

Valle dello Ziz, le dune di Merzouga e l'oasi di Figuig

Dal grande mercato dei datteri di Erfoud fino a Rissani, culla dell'attuale dinastia, passando da Errachidia e dalla fonte azzurra di Melki, la valle del Ziz è un palmeto infinito ondeggiante nel vento. Più lontano, nel deserto, le immense dune di sabbia dorata di Merzouga si adornano, nel momento dell'aurora, delle più delicate nuances di colore. Continua...

 

 

Condividi!