Libia, Oasi di Ghadames

Ghadames è una deliziosa oasi situata ai margini del grande deserto del Sahara, vicina al triplice confine tra Libia, Tunisia e Algeria, dove si infrangono le grandi dune dell'Erg di Ubari.

Ghadames

In passato era una oasi strategica per gli antichi viaggiatori delle carovane del deserto che risalivano il Sahara diretti verso le coste del Mediterraneo. Un tempo Ghadames doveva apparire come un vero e proprio miraggio dopo mesi di cammino. Ci sono leggende che raccontano della sua fondazione, ma storicamente si hanno le prime notizie nell'anno 19 a.C., quando fu conquistata, e sottratta alle popolazioni locali, da una legione romana.

Oltrepassando la porta d'ingresso della città vecchia, ci si rende conto che tutto è rimasto come allora e si rimane subito contagiati dal suo fascino. Ghadames è un gioiello architettonico unico al mondo costruita grazie alla saggezza dei suoi antichi abitanti. La città è costruita ad imbuto, i piccoli e ombrosi viottoli che si diramano come un labirinto, sono freschi ed arieggiati.

Di tanto in tanto ci si ritrova in delle piccole piazze protette dai raggi cocenti del sole da dei graziosi alberi, che un tempo servivano come luogo di raduno per gli abitanti. Le bianche e spesse mura che compongono le case sono studiate per renderle fresche e abitabili. Al centro della città sorge il palmeto.

Ora la città è abbandonata e protetta dall'UNESCO come città patrimonio dell'umanità, una volta all'anno nel mese di ottobre, durante il Festival di Ghadames le case vengono aperte al pubblico e gli abitanti con i costumi locali ne fanno rivivere gli antichi fasti.

Festival di Ghadames

Si svolge nella stupenda oasi Libica di Ghadames, protetta dal 1986 dall’UNESCO quale patrimonio dell’umanità per la sua peculiare architettura. Il Festival celebra la raccolta dei datteri, una della rare e della più importanti manifestazioni folkloristiche di tutto il Sahara, capace di coinvolgere non soltanto le popolazioni berbere, arabe, Tuareg e nere dell’oasi, ma anche quelle confinanti dell’est algerino e del sud tunisino.

Durante il festival hanno luogo tutta una serie di manifestazioni, spesso improvvisate o programmate all’ultimo momento, di sfilate in costume, di canti, balli e musica delle diverse etnie, di corse dei cavalli e dei dromedari, ma e soprattutto una festa spontanea popolare. In quei giorni ritornano infatti gli emigranti, si riaprano le vecchie case abbandonate nella Medina, si indossano gli abiti tradizionali, si celebrano matrimoni o si festeggiano fidanzamenti e ricorrenze.

Con la scusa dei datteri, per tre giorni la città fantasma si rianima e ritorna ai migliori fasti di un passato ormai irripetibile. Un’occasione da non perdere per i turisti assetati di esotismo.

Tutte le abitazioni sono costruite su tre piani: al piano terra vi sono le stanze che fungono da magazzini, al piano superiore si trova la stanza più importante della casa. Questa era la zona principale della vita dei residenti, il pavimento è ricoperto da tappeti come da tradizione mentre le pareti sono vivacemente decorate con disegni geometrici di colore rosso e adornate con piccoli quadri, specchietti, piattini di ottone e altri oggetti che ne riempiono completamente tutta la superficie.

Di li partono le scale che portano alle altre piccole stanze che servivano da camere da letto. Al piano superiore è presente il regno della donna con le cucine e la terrazza.

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