Hoggar e Tassili Trekking Algeria

Algeria Tour Hoggar e Tassili n'Ajjer, trekking dal 10 al 24 Novembre 2008. Diario di viaggio in Algeria, Hoggar e Tassili n'Ajjer. Racconto di un viaggio trekking nelle montagne dell'Algeria. Tour Algeria Trekking, da Tamanrasset a Djanet con la salita per raggiungere l’Eremo di Charles de Foucauld.

“Un fuoco non resta acceso con un solo pezzo di legno“

Proverbio Tuareg che rispecchia il pensiero di questo popolo nomade che ha trovato nella solitudine la sua ragione di vita e rispecchia il senso del Sahara in cui la maestosità delle dune suscita rispetto e ammirazione e soltanto il silenzio contemplativo è ammesso.

PARTENZA 10/11

Con queste emozioni la mattina del 10 inizia il mio viaggio da Torino forte delle esperienze di deserto già acquisite ma con la curiosità del trekking sul Tassili. Torino - Roma - Algeri - Tamanrasset finalmente alle 4 del mattino del giorno 11 ci possiamo riposare all’hotel Tahat. Siamo in tredici persone con esperienze delle realtà africane più disparate e spartane.

PRIMO GIORNO DI VIAGGIO 11/11

Sveglia alle 8, visita fugace della città, carico dei quattro fuoristrada e conoscenza delle guide tuareg che ci accompagneranno fino a Djanet. Mi sono ripromesso di prendere nota delle coordinate dei punti cardinali per avere la possibilità di rintracciare il percorso, in questo mare di infinito che è l’Algeria, utilizzando il satellitare di Claudio, componente del gruppo. La destinazione è l’Assekrem con l’Eremo di Charles de Foucauld. Ore 13 primo pranzo al sacco (altezza m.1355 Nord 22°54 – Est 5°34) la distanza da Torino è di 2.500 Km.

Si riprende il viaggio e si procede ad un rifornimento di gasolio necessario per tutto il viaggio.

In lontananza il Pich Peril (militare francese che lo scalò e morì nella discesa) ci accompagna con la sua imponenza fino alla guelta di Imlaoulaouen (altezza 1338 Nord 22°52 – Est 5°37). Si prosegue ancora verso Nord fino per predisporre il campo (altezza 1584- Nord 22°54- Est.5°39). Pich Peril Imlaoulaouen campo con la vista del picco di Adauda. Ci addormentiamo assaporando l’aria del deserto e la notte freddissima fa capire che siamo veramente nella terra delle escursioni termiche non indifferenti.

SECONDO GIORNO 12/11

La sveglia ci trova tutti infreddoliti ad assaporare il tè bollente che i nostri angeli custodi si sono affrettati a preparare già dalle 6. La natura del luogo ci accoglie con i suoi abitanti, e partiamo costeggiando l’Akar-Akar montagne di rocce rosse dette “Castello di Antinea" (leggenda di Akar, ultimo re degli Isabaten, che venne successivamente scacciato dai Tuareg) fino a raggiungere verso le 11 la guelta di Afilale. Molto pittoresca con notevole quantità di acqua in cui dicono i tuareg si trovino molti pesci, in queste zone dovrebbe vivere ancora il muflone. La zona è tutta destinata a parco nazionale con relativi guardiani, posto di guardia.

Siamo già ad una altezza di 2.030 metri e non ci resta che pranzare prima di affrontare il passo dell’Assekrem dove è consigliabile arrivare prima del tramonto. Attraversiamo una zona di rocce di basalto e la visione delle guglie e vette che ci circondano ricordano lontanamente le Dolomiti.

Costeggiamo i “Due Gemelli“ monti nelle cui spaccature si elevano ulivi selvatici. Ad una altezza di 2.360 metri si intravede l’Eremo e ci si concede una sosta in quanto la strada è veramente difficile per la presenza continua delle rocce. Verso le 16 raggiungiamo il passo e dopo aver sistemato i bagagli nel rifugio iniziamo la salita verso l’Eremo di Charles de Foucauld a 2.780 metri per ammirare il tramonto. La solennità del luogo è tutta incentrata sulla figura di questo personaggio nato nel 1858, nobile, ufficiale era stato affascinato dalla vita del deserto ed entrato in una congregazione religiosa aveva scelto la vita ascetica benvoluto da tutti i Tuareg. Una fucilata di un folle aveva stroncato la sua vita a Tamanrasset nel 1916.

I frati ”Piccoli Fratelli di Gesù”, suoi seguaci, vivono nell’eremo e accolgono gli ospiti con cordialità. Fra quelle rocce spigolose nel grande silenzio si può capire, come fece Foucauld, il grande popolo dei Tuareg e gli elementi: sole, vento, riconciliano l’uomo alla vita e lo spingono a credere a qualcosa di divino. La scritta “ Non custodisco abbastanza la presenza di Dio“ fa meditare tutti coloro che hanno la fortuna di poter visitare questi luoghi. La veloce discesa ci porta al rifugio in cui passeremo la notte,(almeno al caldo) in quanto la temperatura e scesa notevolmente.

TERZO GIORNO 13/11

Sveglia alle sette, qualche componente del gruppo è salito per vedere l’alba alle sei, e dopo la colazione nel rifugio ( il cui ambiente è tutto Tuareg ) si riparte . Fortunatamente funzionano i cellulari per cui si riesce a dare notizie a casa. Alba dal rifugio. Strada verso il villaggio di Hirafok. Si attraversa un paesaggio con guglie spettacolari come quella denominate “La Cattedrale“ Altezza 2330 metri Nord 23°16 -Est 5°41- In dialetto locale Imadouzen (nascondino) per la particolarità della conformazione. Solita strada fra rocce e sali-scendi fino ad una guelta in cui donne nomadi abbeverano le capre:

Si pranza a Siberi, circa 15 km da Hirafok ( siamo a 1540 metri di altezza Nord.23°35 - Est.5°45). Alle 14,30 arriviamo al paese che attraversiamo e viene raccomandato di non fotografare le persone se non dopo averne ottenuto l’assenso. Mentre gli accompagnatori fanno rifornimento di acqua, un gruppo di bambini ci attornia chiedendoci biro e matite, nessun adulto si fa vivo. Il paese vive di agricoltura e sono visibili molte piante di frutta europea, pesche, mele, insalata. Siamo a 1471 metri di altezza ed il caldo è soffocante. Riprendiamo il viaggio e domani saremo alle saline, a 30 km da Idlès visitiamo dei graffiti, prima di prepararsi per il campo nel Oued di Thalmat siamo a 1235 m. – Nord 23°53- Est 6°02.

QUARTO GIORNO 14/11

Sveglia alle solite 6,30 e ripresa del viaggio verso il plateau di Amador. Si fa legna e si incontra un pastore nomade (le guide dicono che trascorrerà un anno insieme alle sue pecore nel deserto prima di rientrare in un villaggio) raccolta legna riposo del gregge pastore. Alle 11,30 arriviamo alle saline dove i Tuareg estraevano il sale per trasportarlo lungo le vie carovaniere fino in Sudan. Pranziamo vicino ai ruderi di una garitta per il pagamento del dazio del sale (costruito dai francesi) (altezza 1020 m. Nord 24°57 Est 6°19). Si prosegue per arrivare a porre il campo in una barcana (avvallamento tra le dune ) della regione dell’Erg Thodaine. L’Erg è una regione di dune che si insinuano tra le rocce e creano ambienti suggestivi. Campo a 1120 m. Nord 25°16 - Est 7°05.

QUINTO GIORNO 15/11

Dopo colazione lunga passeggiata nella sabbia dorata con la vista delle dune che sembrano panna nel sole mattutino. Ci inerpichiamo su una duna altissima da cui si gode un panorama stupendo ci viene mostrata un pianta soporifera chiamata Falalè che addormenta. Siamo a metri 1200 Nord 25°16 – Est 7°14. Superiamo un pozzo con acqua e abbiamo un incontro inaspettato con un nomade diretto al suo campo (impiegherà otto giorni prima di arrivare), arriva dopo aver fatto provviste non sappiamo bene in quale villaggio. L’incontro è suggestivo, è la prima persona che in questo nulla compare come in un sogno. I suoi cammelli ci guardano incuriositi e con un po’ di rimpianto, dopo le classiche fotografie, lo vediamo allontanarsi. Ognuno di noi pensa sicuramente alla sua vita così tranquilla e così lontana dai nostri affanni.

Durante il tragitto raccogliamo dell’erba medicinale (artemisia) e ci prepariamo per il pranzo a metri 1445 Nord 25°25 Est 7°27. Riprendiamo il viaggio nell’Erg Thodaine mentre il lontananza fuggono al nostro passaggio delle gazzelle e la visione di uno sciacallo completa il quadro del deserto. Il campo viene sistemato nel Oued Tafalal a metri 1430 Nord 25°20 Est 7°30.

SESTO GIORNO 16/11

Si parte con destinazione grotte con pitture del periodo cavallino (ultimo periodo preistorico rappresentante delle pitture). Mentre si smonta il campo io con altri due amici (Olinto e Celeste) ci incamminiamo a piedi con una indicazione di una pista che attraversa l’Oued, ma parlando prendiamo altra direzione e solo dopo circa un’ora i nostri amici riescono a ritrovarci. Mentre si scherza sullo scampato… pericolo. Ci si inoltra nella regione del Tasset dove alle 11,30 (metri 1447 Nord 25°21-Est 7°58) incontriamo le prime pitture. Giorgio (la nostra guida) spiega che i periodi in cui si evolve la storia sono: Granda fauna selvatica in cui abbiamo solo dei graffiti, Teste rotonde in cui compaiono le prime pitture, Bubulus anticus (2000 anni a.C.) in cui compare il bue, e ultimo periodo Cavallino in cui compare il cavallo. I colori per i dipinti erano fatti con le uova, ocra, escrementi di animali ecc.

Dopo il pranzo in un anfratto stupendo riprendiamo la strada e siamo sempre nel parco del Tassili ci dirigiamo verso il villaggio di Ihrir prendendo la deviazione che troviamo sul percorso per Djanet. Dopo due ore di pietraia e di sobbalzi arriviamo su un altipiano da cui si gode una vista bellissima del villaggio (Ihrir) posto in una conca verde e circondato dalle pareti del Tassili. Gli abitanti sono circa 500 tutti Tuareg e la scuola, la luce, il telefono, un piccolo museo danno l’idea di un villaggio organizzato. La sistemazione è al campement Zeribat (case rotonde in pietra). Alcuni preferiscono sistemarsi in tenda e la notte passa tranquilla, almeno senza soffrire il freddo.

SETTIMO GIORNO 17/11

Sveglia e partenza a piedi per l’Oued Idaran ( altezza 1090- Nord 25°24-Est 8°25 ). Acqua, vegetazione, scorci bellissimi: è veramente eccezionale. La guida Malm ci spiega che l’acqua scorre tutto l’anno, anche se le precipitazioni sono pochissime, in quanto filtra dal sottosuolo e proviene da un canyon parecchi chilometri a monte.

Dopo quattro ore di camminata e di risalita del oued si pranza a metri 1310 Nord 25°22 –Est 8°25 e ci si dirige verso Tin Terhert - la roccia scolpita – grande masso di arenaria con graffiti considerati i più belli del Sahara. Lasciamo le montagne e scendiamo nella pianura dell’Erg D’Admer per passare la notte. Assistiamo ad un tramonto bellissimo.

OTTAVO GIORNO 18/11

Partenza per Djanet (altezza 1103- Nord 24°53- Est 8°36 ). Attraversiamo l’Erg DìAdmer con grandi dune di sabbia e raggiungiamo Tigharghart per ammirare il capolavoro del bassorilievo della “vacca che piange“. Noto su tute le guide e meta turistica al punto tale che è stata messo un posto di guardia per il controllo del sito. La rappresentazione è di una mucca con il muso rivolto verso terra con uno sguardo sconsolato e la leggenda vuole che un gruppo di animali, arrivati ad una pozza per abbeverarsi, la trovarono vuota e il fatto venne tramandato come tale. Proseguiamo quindi per Djanet dove arriviamo verso sera con pernottamento in albergo.

NONO GIORNO 19/11

Siamo a metri 121 Nord 24°33 – Est 9°35. Sveglia alle sei e con il minimo indispensabile per quattro giorni ci prepariamo ad affrontare il Tassili. Questo nome evoca storie sensazionali ed ha un sapore di arcaico. Ci attendono gli asini che saranno i nostri collaboratori di fatica. Siamo quattordici turisti, dieci accompagnatori (cuoco-aiuto cuoco-guida e personale per gli asini più 25 asini). Inizia la salita verso il pianoro che sale a 1.750 metri e occuperà circa 4 o 5 ore di dura fatica. Si sale verso il Tamrit, inizialmente pianeggiante e dopo circa 3 ore si raggiunge il Tefatest. Un tavoliere pietroso che si perde all'orizzonte e di cui si perde la fine.

Lo spettacolo è suggestivo e davanti a tale bellezza scompare la fatica per cui si procede verso un canyon (metri 1734 Nord 24°36 -Est 9°37) e dopo una sosta per il rancio (pane, patata bollita, mela e formaggino) si riprende la marcia. Attraversiamo un paesaggio con cime turrite e oleandri per raggiungere la valle dei cipressi millenari (valle di Tamrit) a quota 1.660 Nord 24°38 Est 9°38. Il campo viene posto a m. 1.700 Nord 24°37 Est 9°39 e possiamo godere del meritato riposo.

DECIMO UNDICESIMO DODICESIMO GIORNO 20-21-22

In questi giorni gli spostamenti sono limitati all’esame delle pitture ed il campo, dopo il decimo giorno, viene sistemato per due notti a 1571 m. 24°39 Nord – Est 9°44. Giorni di scoperte meravigliose non solo legate alla spettacolarità del paesaggio, veramente stupendo, ma all'infinità di pitture che hanno rapito il nostro interesse per la perfezione delle linee e la diversificazione dei soggetti. Uomini negli atteggiamenti più strani, animali diversi, carri raffiguranti i famosi Garamanti, popolazione berbera che abitava il Sahara dal 500 a.C. e già conosciuti dai Romani, personaggi dalle teste rotonde (abbozzati e non uniformi ) ecc.

Anche le divinità fanno la loro comparsa e viene da pensare che le raffigurazione (datate da alcuni tra i 4500 e 6000 anni fa ) rispecchiano la vita di tutti i giorni ed i relativi atteggiamenti sono riprodotti nell’arte rupestre. L’immaginario domina con i suoi fantasmi ed il silenzio induce al mistero. Il Sefar bianco, il Sefar Nero sono una miniera di anfratti, guglie, rocce scavate dal vento con raffigurazioni incredibili, che lasciano ammutoliti per la loro perfezione. Nessuno do noi risente della fatica per la salita e l’attenzione è solo rivolta alle bellezze della natura ed a quanto il tempo è riuscito a trasferirci per ammirarne la bellezza.

Pensare che chi ha vissuto in quel tempo sia riuscito a documentare la vita, la fauna, i movimenti dei soggetti con tale perfezione e con i mezzi a disposizione di allora resta una cosa veramente straordinaria. Non si riescono a trasmettere le sensazioni che si hanno alla presenza di questi reperti e la mente vaga nel passato alla ricerca di un segno o qualcosa che li possa rendere attuali. Il bianco del caolino, ocra rossa, gialla e bruna, grigio e verde oliva sono i colori più ricorrenti. Il Tin Tazarift è una miniera di dipinti (alcuni sostengono circa 6.000). Per poter riprodurre tutte le fotografie occorrerebbe un libro, ma la sensazione dello loro visione è unica.

TREDICESIMO GIORNO – 23 domenica

Siamo al termine delle nostre emozioni. Alle sei del mattino fervono i preparativi per la discesa verso Djanet. Si caricano gli asini che seguiranno un sentiero più agevole e per noi inizia la marcia di rientro. Ci aspettano almeno quattro ore di discesa impervia dai 1.740 metri (Nord 24°35 –Est 9°37), ai 1.200 metri di Djanet, attraversando nuovamente i canaloni dove lo spettacolo degli oleandri che crescono in mezzo alle rocce è veramente impareggiabile. Alle 13 raggiungiamo la pianura dove ci aspettano per il pranzo, e successivamente il rientro in albergo a Djanet per prepararci alla partenza per Algeri che avverrà alle 3 di notte.

Un Grazie particolare a coloro che, incuranti della fatica ed in silenzio, si sono prestati a farci ammirare tali bellezze e l’apprezzamento per il servizio svolto va ben oltre al nome… che la natura ha voluto attribuire loro. Mentre attendiamo all'aeroporto di Algeri ci giunge notizia che in Italia sta nevicando ed è veramente con rimpianto che pensiamo al nostro viaggio ormai al termine.

Conclusioni: le emozioni che abbiamo provato, le bellezze della natura che abbiamo visto si possono raccontare e si possono vedere dalle immagini però i sentimenti che ognuno di noi ha avuto nel deserto e sul Tassili non si potranno mai esprimere. Il deserto va vissuto e capito per quello che riesce a trasferirci.

Dice un detto dei Tuareg:

“Quello che noi osserviamo non è la natura in se stessa, ma la natura esposta al nostro modo di interrogarla“.

A tutti i miei compagni di viaggio con un… arrivederci.
Bussi Lodovico

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