Marostica, cosa vedere

Marostica, cosa vedere nella città degli Scacchi e delle ciliegie. Marostica si trova nella provincia di Vicenza in Veneto. È nota per la partita a scacchi che si svolge con personaggi viventi nella piazza centrale. La partita si tiene ogni due anni negli anni pari, nel secondo fine settimana di settembre. Per questa storica manifestazione la cittadina vicentina viene anche soprannominata “la città degli scacchi”.

Si fregia del marchio di qualità turistico-ambientale della Bandiera arancione conferito dal Touring Club Italiano. Marostica è anche famosa per la produzione della Ciliegia di Marostica, prodotto a indicazione geografica protetta.

Marostica, la Partita a Scacchi

Secondo la leggenda, nel 1454 i signori Rinaldo da Angarano e Vieri da Vallonara giocarono a Marostica una partita con scacchi viventi su un’enorme scacchiera appositamente dipinta nella piazza del Castello, per ottenere la mano di Lionora, la figlia del castellano Taddeo Parisio.

Dal 1954 questa fantastica sfida viene riproposta ogni due anni in Piazza degli Scacchi. Costituisce una vera e propria festa cittadina, con tanto di sfoggio di tipici costumi del Quattrocento.

Oltre alla scacchiera ormai famosissima, è meraviglioso tutto il complesso medievale, uno dei più importanti del Veneto. Del Castello Superiore, posto sul colle adiacenti la cittadina, partono le due muraglie fortificate; queste abbracciando tutto il nucleo storico, si incontrano più in basso nel Castello Inferiore, che ha subito recentemente un restauro. Fuori dalla cinta, oltre le tre porte, si possono visitare gli intricati sobborghi, tra cui il borgo di Giara, originario nucleo di Marostica.

Partita a scacchi 2021

Anche nel 2021 nei giorni 10 11 e 12 Settembre torna in la famosa partita a scacchi di Marostica. Infatti nel secondo week-end di settembre Piazza degli Scacchi ospita e fa rivivere la vicenda della figlia del Castellano di Marostica e dei due giovani Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara che si contendono la mano della bella Lionora.

L’inaugurazione è prevista con lo spettacolo di venerdì 10 settembre alle ore 21.00. SI replica poi sabato 11 alle 21.00, domenica 12 alle 17.00 e alle 21.00. Per assistere alla rappresentazione ci sono tribune con posti a sedere su comode poltroncine numerate. Per i biglietti visita il sito ufficiale prenotazioni.

Le Mura e il Castello di Marostica

Un patrimonio da salvare e valorizzare.

Fu nel secolo XIV che Marostica assunse l’aspetto di città fortificata medievale, ad opera degli Scaligeri, signori di Verona, i quali sostituirono il precedente incasellamento, basato su fortificazioni poste sulle cime dei colli, succedutosi dall’età romana ad Ezzelino. Tale progetto doveva trasformare Marostica in un caposaldo militare che favorisse il controllo politico del territorio.

Dobbiamo a Cangrande, a Mastino e a Cansignorio della Scala l’oppidum Marosticae, oggetto ancora oggi di studi per il suo rigoroso e avveduto impianto comunitario. Due sono i castelli, uno in pianura e uno sulla sommità del Pausolino, uniti da una poderosa cinta che avvolge il colle e il piano sottostante.

All’interno delle mura si trovano gli elementi tipici della città fortificata: il “campo grande”, per gli incontri, le feste e i tornei; il castello-recinto, centro commerciale e casello daziario; le botteghe delle arti e dei mestieri, un tratto della roggia marosticana per garantire l’approvvigionamento idrico; i quartieri per le coltivazioni; gli edifici abitativi, le stalle, i ricoveri per gli abitanti del contado in caso di pericolo.

Castello inferiore

Il Caste’o da basso ha due ingressi e quattro torricelle scudate più il mastio di Cangrande, una torre alta 44 metri. Sembra influenzato dal modello del palazzo comunale lombardo.

Realizzato nel XIV nella forma di castello recinto, simile ai palazzi fortificati lombardi e veronesi, venne destinato al Rettore distrettuale per il controllo fiscale dei commerci. Dal XVI secolo subì una serie di opere di manutenzione e di abbellimento, tanto da conferirgli il titolo di Palazzo Pretorio.

Nel Gennaio del 1934 venne finanziato il restauro di tutta la cinta e dei due castelli; la cifra concessa fu di 320.000 lire. Questo servì a dare al castello Inferiore i suoi caratteri originali: venne ripristinata l’originaria fisionomia e vennero riportati alla luce numerosi affreschi, le costruzioni interne furono abbattute e ricavati il porticato inferiore, il loggiato superiore e la scala che conduce a questo. Furono anche ricostituite le porte e le finestre originarie, seguendo le antiche tracce.

Nel 1997 il Castello fu soggetto a un nuovo restauro, necessario a causa dell’invasione di erbe sui merli e sulla torre, del grigiore dovuto allo smog e all’esfoliazione dei materiali. Il restauro avvenuto tra il 2001 e il 2006 restituì integralmente il Castello ai visitatori.

Castello superiore

Il Caste’o de sora, semidistrutto dalle batterie veneziane, ai tempi della lega di Cambrai (1510). Ha quattro porte e venti rivellini (torri difensive aperte all’interno).

Oggi il castello superiore ospita il Ristorante Castello Superiore, che costituisce un punto di riferimento per chi visita la città di Marostica. Sorto sul monte Pausolino nel 1959 unisce alla severità dello stile medioevale un eleganza di linee. Il ristorante si sviluppa su due piani con ampi saloni adatti ad ogni tipo di ricorrenza. Dalle sue finestre, che danno sul cortile adiacente, è possibile ammirare lo splendido panorama sulla città.

All’interno della cinta murata, come un’incantevole terrazza sospesa sulla città sottostante, il campiello, giardino estivo, si veste di piante e fiori, per rendere ancora più singolari aperitivi e occasioni particolari.

Nel periodo estivo è anche possibile cenare all’aperto, nel verone antistante al ristorante. Il Ristorante al Castello Superiore dal 1997 è gestito dalla “Rosina” e Stefano Nardello, che propongono piatti ispirati alla genuinità della tradizione. Sono particolarmente attenti ai prodotti della terra, segnalando una cucina medioevale e menù degustazione stagionali come: Asparagi, Funghi, Tartufo.

Il cappello di paglia

Tra le vecchie attività produttive che fino alla prima metà del ‘900 hanno influito in modo non indifferente nelle tradizioni e nella storia economica e sociale della provincia di Vicenza, la lavorazione della paglia ha occupato una posizione di assoluto rilievo.

Il centro della lavorazione è stato senza dubbio Marostica, assai conosciuta fin dalla prima metà del XIX secolo in Italia e all’estero per l’abbondante e particolare produzione di trecce, borse e, soprattutto, cappelli di paglia.

Proprio il nome di tale tradizione economica si è costituita a Marostica l’associazione “Il cappello di paglia di Marostica”, la quale ha curato l’esposizione “Storia della lavorazione dei cappelli di paglia a Marostica”, inaugurata nel giugno del 2001 nelle sale del Castello Inferiore, ospite d’onore Ruy Pauletti, Rettore dell’Università Caxias do Sul dello Stato di Rio Grande, in Brasile.

Questa presenza è stata motivata dal fatto che gli emigranti marosticensi alla fine dell’ottocento portarono proprio nella regione del Rio Grande do Sul l’arte della lavorazione della paglia, fondando anche in quel lontano paese numerose fabbriche di cappelli.

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