Dolceacqua

Dolceacqua, Imperia
Antico borgo Medioevale

In collaborazione con la ProLoco di Dolceacqua

Camminando per i suoi antichi vicoli, nella città vecchia, si respira ancora l'atmosfera di un tempo e ci si immerge per un attimo in quei tempi antichi.

Poco prima di entrare in Dolceacqua, ci si trova di fronte ad uno spettacolo naturale che ha caratteristiche difficilmente riscontrabili in altri luoghi. I tipici apprezzamenti liguri con "fasce" lunghe e molto strette, tutte delimitate da muri in pietra a secco, eseguiti e realizzati da decine di generazioni di contadini, ancora oggi mantenute tali, risultano per la maggior parte coltivati a vigneti ed uliveti, con una discreta presenza di serre e coltivazioni floreali. Una volta entrati in paese e si è subito rapiti dalla visione indimenticabile del nucleo della "Tera", col Castello dei Doria in alto, il grappolo degradante del tessuto edilizio a gironi concentrici, fino al Ponte medievale,che collega l'altro nucleo urbano: il Borgo. La continua ed intricata ripetizione di "carugi", evidenzia la natura difensiva dell'abitato. Stretti "carugi" che salgono, scendono , si incrociano come in un labirinto, bui passaggi sotto le abitazioni, come in un paese di favola, misterioso e stregato, fanno di Dolceacqua una meta obbligata per i turisti Di rilevante interesse artistico la piazza del centro storico, di recente ristrutturata e restituita all'uso sociale come punto di incontro. E' un paese la cui vita scorre serena secondo i ritmi e le abitudini di una civiltà contadina, partecipe al mondo moderno , ma che non ha dimenticato la propria identità culturale né rinnegato i valori della dimensione umana dell'esistenza. Qui l'uomo e i suoi sentimenti rimangono i veri protagonisti di un mondo autentico e operoso, ancora distante dalle ansie e dalle frenesie del nostro tempo. E' questo, forse, il segreto di Dolceacqua , del suo indimenticabile fascino e della sua sincera ospitalità. Anche il pittore francese "Claude Monet" si annamorò della calma di Dolceaqua imprimendo le sue tele con la dolce maestria.

Come arrivare
- Uscita A10 casello di Bordighera
- Dopo Vallecrosia prendere la strada che risale la Val Nervia
- Dopo Camporosso si è a Dolceacqua



La Storia di Dolceacqua

Le prime tracce di Dolceacqua si trovano in documenti risalenti al 1151. Nel XII secolo i Conti di Ventimiglia organizzarono il territorio da essi controllato con la nascita e lo sviluppo di villaggi fortificati con dei Castelli. Fra essi Dolceacqua assunse subito un ruolo preminente, sia per la sua posizione strategica all'interno della Val Nervia sia per la vicinanza del capoluogo costiero. Alla fine del dodicesimo secolo complesse vicende politiche costrinsero i Conti ad abbandonare la Val Roia e a trovare rifugio in Val Nervia; Enrico, figlio del conte Ottone, nel 1186 venne assediato dai cittadini di Ventimiglia nel Castello di Dolceacqua che fu incendiato. Da questo momento la storia di Dolceacqua si identifica con la storia stessa del suo Castello. Dopo il trattato di Aix (1262) l'estrema riviera di ponente divenne teatro delle lotte tra i Guelfi e i Ghibellini, pretesto per Genova di intervenire più volte militarmente. Quando i genovesi vinsero nella battaglia navale della Meloria su Pisa, il ghibellino Oberto Doria acquistò e completò nel 1270 il Castello e la valle.

I suoi discendenti riuscirono a resistere agli assalti e assedi dei guelfi Grimaldi fino alla pace di Pigna del 1331. Seguì un periodo di calamità naturali di carestie e peste, che coincise con la signoria di Imperiale Doria iniziata nel 1348. Fu tiranno, per cui le comunità della valle si ribellarono. La tradizione vuole che l'ultima ingiuria subita dal popolo che scatenò la sommossa fosse l'odioso Jus Primae Noctis, preteso dal tiranno nei confronti delle giovani spose. Attraverso varie successioni si arrivò a comando di Luca Doria, che assassinò lo zio materno Luciano Grimaldi con la speranza di impadronirsi di Monaco. La reazione dei Grimaldi non si fece attendere e nel 1523 conquistarono Dolceacqua. Nel 1527 con l'ammiraglio Andrea Doria riuscirono a riconquistare con le armi Dolceacqua. La situazione precipitò nel 1628 quando Carlo Doria, dopo aver parteggiato per Genova nella guerra tra la Repubblica e Carlo Emanuele I, rilasciò promessa scritta al Duca Sabaudo di vendita delle terre nervine che però non volle poi sottoscrivere. Dolceacqua e gli altri castelli furono occupati dalle truppe sabaude e il Doria fu costretto a rifugiarsi a Genova dove morì. I Savoia, che miravano sempre a contenere l'importanza dei Grimaldi di Monaco, alleati di Genova, potevano così contare in Val Nervia, su un prezioso appoggio.

Dolceacqua in seguito fu coinvolta nella guerra di successione austriaca del secolo XVIII, in quanto i Savoia si erano alleati con l'Austria contro francesi e spagnoli. Il Castello fu posto d'assedio e devastato dalle artiglierie pesanti delle truppe franco-ispane, capitolando il 27 luglio 1746. La vittoria fu però di breve durata: nell'ottobre dell'anno seguente la Val Nervia tornava sotto il controllo sabaudo, e dopo la pace di Aquisgrana (1748) i Doria tornavano al Castello, ridotto in rovina. Furono perciò costretti a trasferire la loro residenza nel palazzo attiguo della chiesa parrocchiale ai piedi della "Tera". A Dolceacqua furono ospitati dalla marchesa Teresa Doria Buonarrotti, nel 1794, i generali Bonaparte e Massena, impegnati nell'assedio francese alla piazzaforte sabauda di Saorgio in Val Roia. Con l'abbandono del Castello le vicende di Dolceacqua vennero a perdere il loro principale elemento di vitalità e prestigio, confondendosi con quelle degli altri borghi della Liguria di ponente, nell'ambito del regno di Sardegna. Il glorioso Castello, divenuto nei secoli emblema della storia di Dolceacqua e del casato dei Doria, estintosi in quel periodo, fu ancor più compromesso dal terremoto del 1887, che tante vittime procurò alla regione.

 

 

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