Abbazia Sacra di San Michele

Monumento simbolo del Piemonte
 Spettacolare costruzione che fascia tutta la vetta rocciosa del Monte Pirchiriano. Iniziata negli ultimi anni del 900, attorno a una chiesetta tricora dedicata all'Arcangelo San Michele, fu continuata, nel corso di quattro secoli, dall'XI al XIV, divenendo uno dei più celebri monasteri benedettini d'Europa.

Il monte Pichiriano
Vide l'uomo delle caverne a Vaie e a Villarfocchiardo, i pastori e gli agricoltori neolitici, i palafitticoli dei laghi di Avigliana e di Trana. Fortificato dai Liguri e poi dai Celti divenne, nell'epoca storica e fino al 66 d.C., dominio dei due re Cozio, amico il primo di Cesare Augusto. Subentrati i Romani, questi dedicarono il luogo a divinità alpine, lasciandone traccia in frammenti marmorei epigrafici.
Pirchiriano è il nome antichissimo del nostro monte: forma elegante di Porcarianus o monte dei Porci, analogamente ai vicini Caprasio, o monte delle Capre, e Musinè o monte degli Asini.
Questi nomi hanno un legame col culto dei Celti, popolazione che tra le prime abitò la Valle di Susa.

Il culto di San Michele
Diffuso in Italia dall'Oriente, specie in luoghi elevati e solitari, fu portato quassù forse fin dai secoli VI e VII. I Longobardi celebrarono il glorioso Arcangelo per oltre un secolo. Il loro ricordo è segnato soprattutto nella toponomastica locale: avevano infatti come protettori S.Michele, S.Pietro, S.Ambrogio; ai piedi del monte fortificarono le "Chiuse", dove però furono sconfitti da Carlo Magno nel 773. I Carolingi non lasciarono ricordo quassù, ma la loro scomparsa, alla fine del secolo IX, fu causa di tali sconvolgimenti da permettere ai Saraceni l'invasione delle Alpi Occidentali e probabilmente l'occupazione del Pirchiriano. Il loro nome rimase al "Truc Sarasin" (la Bonaria). Fra tante rovine, la Chiesa andò acquistando il potere di esercitare sui propri fedeli giurisdizione civile; fu in tal modo che il Pirchiriano passò al Vescovo di Torino.

La Struttura
L’edificio costruito sul Monte Pirchiriano e che, visto dalla bassa Val di Susa, pare elevarsi verso il cielo, quasi sospeso nel vuoto. Sembra che già i Romani avessero individuato nel Monte Pirchiriano un naturale punto di controllo della Val di Susa e che qui avessero edificato le prime strutture di guardia. Strutture ingrandite poi dai Longobardi che utilizzarono il Pirchiriano per potenziare il loro sistema difensivo delle “chiuse”. Ma la nascita di un primo edificio religioso, una piccola chiesa-eremo, la si deve al vescovo di Ravenna Giovanni detto Vincenzo, giunto qui alla fine del X secolo. Solo alcuni anni dopo arrivò sulla montagna colui che, investendo ingenti capitali, trasformò la chiesa in un grande tempio. E’ Ugo di Montboissier, ricco signore dell’Alvernia, a cui era stato dato il compito di costruire, per ottenere il perdono dei suoi peccati, una grande abbazia. Nasce così la Sacra di San Michele che rappresenterà nei secoli, il punto di riferimento per tutti i pellegrini che, superate le Alpi, entravano in Val di Susa per poi dirigersi a Roma o in Terra Santa. Da qui, infatti, passava un ramo della "mitica" Via Francigena, la pista che, a torto, è stata definita "l’autostrada del medioevo". Mai affermazione fu infatti più errata, dato che la Francigena altro non era che un tracciato ottenuto raccordando strade e sentieri già esistenti. Infatti i pellegrini, dopo aver sostato alla Sacra di S.Michele, sicuramente riscendevano a valle e per far questo si servivano del miglior percorso esistente: quello, cioè, utilizzato dai monaci per i collegamenti con S. Ambrogio di Torino. L'edificio merita sicuramente la visita per ammirare il ripido Scalone dei Morti (così chiamato perché qui si esponevano, nelle cerimonie funebri, le salme dei monaci) che termina con la Porta dello Zodiaco, capolavoro della scultura romanica del XII secolo. E poi la chiesa, in tre navate, con preziosi affreschi e il famoso trittico di Defedente Ferrari. Dalla navata, tramite una scaletta, è possibile concludere la visita scendendo nella cripta, costituita da tre cappelle del X, XI e XII secolo.

Indirizzo : Via alla Sacra, 14 - 10057 - S. Ambrogio di Torino (TO)

 

 

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